Tecnico domotico: “certificato”, “specializzato” o “qualificato”?

Se non l’avessi ancora letto in qualche altro articolo del blog, voglio subito informare anche te su una cosa molto importante. Devi sapere, amico mio, che la “domotica”, non la insegnano ne a scuola (elementare, medie e superiori) ne tantomeno all’università (compresi eventuali master, dottorati di ricerca o altro).

Vuoi sapere allora come fa allora un tecnico domotico a vantare una “specializzazione” o una “certificazione” considerando che il suo “attestato” vale quanto un paio di quadretti di carta da culo?

La risposta è molto semplice e probabilmente la conosci già…

Pagando!! Non meravigliarti… ogni cosa (o persona) ha il suo prezzo.

Anche su questi argomenti, diversamente da come fanno gli altri, posso dimostrarti che quello che sto scrivendo non sono cazzate o frutto della mia fantasia. Fidati, ho un passato da installatore, un diploma di perito industriale capotecnico con specializzazione in elettrotecnica ed automazione, un attestato professionale di montatore e manutentore di sistemi di comando e controllo e per concludere (con i pezzi di carta “ufficiali e rigorosamente riconosciuti in Italia e nel resto del mondo”) una laurea in ingegneria elettrica.

Che un fulmine mi colpisca in questo preciso istante se stessi dicendo una bugia: in tutti i percorsi scolastici, partendo dalla scuola materna, mai e poi mai, nessuno mi ha spiegato “come funziona” o “come si fa” la domotica. Solo una piccola e curiosa parentesi come ti ho già raccontato qui!

Se qualcuno fosse in grado di dimostrarmi il contrario (documentando i fatti ovviamente) sono pronto a ricredermi ed a cancellare questo articolo dal blog e tutto quello che vorrà!

Come potrai leggere in rete, ci sono molte persone che, anche se laureate in Scienze Politiche con Master in gestione di Impresa ed attive nel settore finanziario, si reputano dei grandi esperti (giusto per ricordarti anche questo articolo). C’è perfino chi si vanta di aver scritto libri sulla domotica (che però non si riescono a trovare da nessuna parte, ne su internet ne in libreria…) e di aver scritto decine e decine di pubblicazioni. L’unica cosa che ho trovato è una specie di guida che riprende quanto scritto nei miei articoli… strano eh?

Volevo anche dire ai miei amici scienziati politici che degli articoli del blog non si possono considerare delle pubblicazioni scientifiche! E fare i preventivi (gratis)… non vuol dire portare a termine un progetto (inteso come realizzazione fisica di un impianto domotico o una smart home).

La cosa che mi fa incazzare più di tutte è che ultimamente molti “esperti” stanno copiando il nostro sito ed i miei articoli buttando alcune parole qua e la sui loro blog. Scusate lo sfogo ma quando ci vuole ci vuole. Cercherò di passarci sopra…

Se è il primo articolo del blog che stai leggendo e stai pensando che sono solo un geloso rompicoglioni, come ho già detto in altri articoli, nel caso te li fossi persi:

  1. ho la buona abitudine di dire solo la verità (non sono capace di raccontare stronzate a differenza di altri…)
  2. raccontare le cose come sono realmente (non invento nulla… non sapendo dire “bugie”)
  3. come sempre sono pronto a dimostrartelo (con tutto quello che puoi trovare tranquillamente anche tu in rete).

Ad esempio questo signore diciamo non proprio del settore:

  • ha aperto una società nel 2014…. però, ce ne ha messo di tempo a “studiare la domotica” visto che si è avvicinato dal 2000…
  • ha scritto un libro, che però non si trova ne su internet e nemmeno nelle due grandi librerie (non la cartoleria sotto casa) in cui ho chiesto
  • ha scritto 70 pubblicazioni (forse su facebook e linkedin perchè cercando il suo nome non viene fuori nient’altro…)
  • in ogni caso, vista così è sempre “la solita domotica spacciata come casa intelligente”. Leggi qui per maggiori info.
  • insieme all’amico che vuole vendere la case a prezzo più alto fanno più di 100 progetti l’anno (almeno, io dal loro sito ho capito così). Minchia dei veri fenomeni. Noi 100 li abbiamo fatti in 15 anni! Mi piacerebbe vedere una di queste 500 case fatte in 5 anni.

 

 

 

 

Conosci la storia di “a che velocità viaggia la slitta di Babbo Natale per consegnare tutti i regali a tutti i bambini del mondo? ” Scusa… ma voglio fare due conti insieme a te facendo alcune considerazioni. Permettimi di:

  • Arrotondare a 100 progetti all’anno (per fare prima).
  • Considerare che questi supereroi non soffrono di sonno, fame e fatica e sono in grado di lavorare 24 ore su 24 (con le droghe moderne potrebbe essere però dovrebbero già essere morti, ma fa niente…)

A fronte di questo vuol dire che:

  • 100 progetti : 12  mesi = 8.33 progetti al mese. Mi permetti un onestissimo 8 ?
  • 30 giorni di media lavorativa al mese : 8 progetti = 3.75 giorni per ogni progetto. Facciamo 3 o 4? Scegli tu. Questo vuole dire tra le 72 e le 96 ore questi fanno un intero impianto domotico rendendo la casa intelligente!!

Porca pupazza…. dei veri fenomeni!! Mio cugggino però riesce a farli in soli 2 giorni e mezzo… quindi è più figo!

Spero tanto tu non creda a queste stronzate…. Ricordi quello che avevo scritto in questo articolo oppure in questo?

E questo invece?

 

 

 

Anche lui “per necessità” si è spinto nel mercato, visto che la sua specializzazione e l’azienda di famiglia si occupava originariamente di altro.

  • Dal 2016 o dal 2010 ? Ma che lavoro fai?? Non si capisce… dal 2016 realizzi residenze tecnologiche invece dal 2010 lavori realizzi progetti insieme agli architetti ? E come, facendo le fotocopie?

Nel dubbio rileggiti i due articoli che ti ho linkato poco fa, ovvero uno e due!

Deve essere la “scquola” di politica che fa diventare dei somari raccontacazzate, perchè la situazione di merda che si è creata in questo mondo è probabilmente per colpa loro.

Diciamo che tutta la “farsa” della domotica comincia con l’ultima norma tecnica (la variante 3 della 64/8) entrata in vigore con la legge 37/08. Questa norma ha introdotto i famosi livelli degli impianti elettrici dedicati alle abitazioni civili, aggiornando i requisiti della vecchia legge 46/90.

Il livello 1 ha i minimi requisiti di legge e ci si può spingere fino al livello 3 che introduce il concetto di domotica. Chi deve realizzare l’impianto può scegliere il livello che vuole.

Ora, tralasciando la stronzata che “la domotica serve a beneficio del risparmio energetico” come già ampiamente documentato in questo articolo, ci sono degli elementi che a quel tempo hanno fatto incazzare molti Committenti, tra cui il numero minimo di prese necessarie (in funzione della grandezza e della tipologia del locale). La cosa più assurda su cui spesso si discuteva con i Committenti era quella che vicino ad ogni presa TV erano necessarie 6 prese.

6 prese di corrente voleva dire una grossa scatola o più scatole affiancate. Ora a livello tecnico e per maggiore sicurezza questa cosa ci può anche stare (per evitare l’uso di ciabatte o multiple). La cosa però non piaceva a livello economico (per il Committente) e all’impatto visivo (per l’eventuale Architetto che aveva progettato la struttura).

Cosa si sono inventati allora? Che il Committente dichiarava che non voleva avere tutte quelle prese (ad esempio in soggiorno) e quindi scaricava dalla responsabilità il progettista che aveva realizzato l’eventuale progetto (se necessario) o all’elettricista che aveva realizzato l’impianto. La dichiarazione di conformità in questo modo era a posto…

La stessa cosa valeva (e vale) per i minimi di illuminazione di emergenza, del numero di circuiti, ecc… ecc…

Conosci qualcuno che mai abbia ricevuto un controllo da parte di un ente preposto (partendo dal presupposto che esista ovviamente…) per verificare come è stato fatto l’impianto elettrico di casa sua? Io in quasi 25 anni che sono nel campo impiantistico non ho mai sentito una cosa simile… però non si sa mai… magari tu si!

So che la cosa è assurda ma è così!

Ma perchè tutte quelle prese, tutti quei punti luce, tutti quei circuiti (quindi altrettanti interruttori all’interno del quadro elettrico), ecc… ecc…??

Sarà forse perchè la maggior parte dei membri del comitato elettrotecnico sono proprietari di aziende che costruiscono componenti per realizzare impianti elettrici? Mah…tira tu le tue conclusioni…

E come mai è stata fatta una legge che vincola a rispettare quello che vogliono grosse aziende? Sarà forse perchè c’è stato uno scambio di “favori” tra politici e potenti industriali? Mah… tira tu le tue conclusioni…

Vedi che la mia idea di prima sul binomio politica-domotica comincia ad avere senso?

Parliamo del livello 3. Un impianto per essere considerato domotico, deve gestire almeno 4 funzioni tra cui:

  • illuminazione
  • temperatura
  • controllo carichi
  • anti-intrusione
  • diffusione sonora
  • rilevazione incendio (che da noi in Italia non è obbligatorio diversamente da altri paesi dell’EU)
  • anti-allagamento
  • rilevazione gas
  • scenari
  • controllo remoto

Se fai qualche ricerca, sfogliando i cataloghi delle aziende di cui abbiamo parlato prima, troverai tantissimo prodotti che servono solo (e quasi esclusivamente) a fare qualcosa riportato nell’elenco qui sopra. Strano vero?

Come dice l’inviato di Striscia la Notizia, il grande Max Laudadio… è tutto un magna magna! Anche se qui di prodotti commestibili non ce ne sono.

Ma torniamo al pezzo di carta che testimonia l’impegno ad ottenere una certificazione, una specializzazione o una qualificazione tecnica.

Come ho già anticipato, a fronte di un pagamento, è possibile partecipare a dei “corsi tecnici”. A seconda del produttore o dell’associazione che ha organizzato l’evento, generalmente la durata può variare da qualche ora ad una settimana (5 giorni per 7/8 ore al giorno).

Lasciando perdere i corsi che hanno durata inferiore alle 16 ore, dove nella maggior parte dei casi consistono in una grossa e dettagliata panoramica dei prodotti ed un’infarinatura veloce delle potenzialità del sistema, vorrei concentrarmi su quelli di durata superiore.

Ovviamente le prime ore riprendono gli argomenti appena descritti (quindi fondamentalmente inutili) mentre i giorni successivi comprendono una quantità enorme di informazioni tecniche (spesso anche molto utili ed interessanti, almeno a livello teorico).

Tutti quelli che ho seguito, ed in oltre 15 anni sono un bel po’, ho notato sempre le stesse cose:

  • sono troppo teorici e molto poco pratici (soprattutto in casi reali)
  • i concetti sono spiegati da persone (tecnici o commerciali) che non hanno alcun tipo di esperienza pratica sul campo (alcuni di loro lo dicono già come premessa prima di iniziare)
  • se si entra troppo nel dettaglio sul funzionamento o si cerca di trovare un’applicazione pratica su quello di cui si sta parlando, spesso si viene rimandati a qualcun altro (ma non si sa mai bene chi).

Non voglio divulgarmi troppo, ma il concetto che voglio passarti è che:

  • esistono tecnici qualificati e/o certificati, ma tendenzialmente su un singolo prodotto o su uno specifico argomento (reti, un certo sistema bus, la tecnologia HDBase-T, ecc…). Anche ad avere tanti “pezzi di carta” non vuol dire sapere far comunicare i dispositivi tra di loro,
  • la specializzazione è un requisito che presuppone anni di esperienza, ed è questa l’unica cosa che conta, visto che non esiste un pezzo di carta che “qualifichi” una persona.

L’esperienza è l’unico dato che conta… ed uno con una laurea in economia che apre la sua azienda nel 2014/2015 (adesso siamo nel 2018), con tutta la buona volontà e passione, non può avere sufficiente esperienza per proclamarsi un “progettista di case intelligenti”.

Questa cosa mi fa venire i brividi….

Alla prossima

Fabio

FabioTecnico domotico: “certificato”, “specializzato” o “qualificato”?

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