Leggenda #10 – Un mio amico mi ha detto…

di non collegare l’allarme con la domotica perchè poi si blocca tutto e non funziona più niente!

L’amico in questione, nel 99% dei casi, è una persona che vende ed installa impianti di allarme.

Anche Elio (e le storie tese) cantava le improbabili vicessitudini di suo “cuggino”…

Perchè non provi a chiedere al tuo amico, già che fa gli impianti di allarme, di farti anche quello domotico? Non vuole avere problemi oppure non è capace? Ma ci capisce qualcosa? Ed allora perchè fa queste inutili insinuazioni (anche se sarebbe più corretto dire “spara merda addosso agli altri”)?

Se potessi conoscere questo “amico”, vorrei tanto chiedergli: “Non è che e’ il “tuo impianto d’allarme” che potrebbe bloccare la “mia domotica”? Puoi dimostrare il contrario?

Bla bla bla… Tutti sono bravi a parlare ed a sminuire gli altri. Chissà perché quando si tratta di fare o risolvere un problema, scappano a gambe levate o scaricano la colpa sugli altri! Bisogna agire, meglio se si sà come, invece di aprire la bocca solo per far prendere aria ai denti!

Come avrai già letto, tutti fanno domotica e vogliono vendere il proprio prodotto. Il modo più scorretto di farlo è proprio quello di dire “io sono più bravo e più figo degli altri!”. Il famoso esperto della leggenda#2.

Mi è capitata recentemente una situazione simile con un Committente. Ovviamente prima di aver concordato di eseguire il lavoro, e guarda caso, sempre con l’allarme.

Chissà perché queste situazioni si creano sempre con tecnici che fanno questo tipo di impianti… mah!?!

Case History #1

Il Cliente voleva collegare l’impianto con un istituto di vigilanza in modo che sarebbe potuta intervenire una pattuglia in caso di necessità o aggressione. Così, dopo una veloce ricerca, si è rivolto ad una grossa e nota società della zona che di solito fornisce altri servizi. Praticamente un pacchetto completo di impianto allarme + videosorveglianza + squadra di pronto intervento.

Dalla sua semplice richiesta (intervento della pattuglia), il referente di questa azienda ha spostato l’attenzione anche su tutti gli altri servizi offerti. Questo, naturalmente, per potergli “appioppare” tutto il servizio completo.

Noi possiamo offrirle un servizio migliore e volendo completo anche di bla bla bla. Di solito consigliamo ai nostri clienti di non far collegare il nostro impianto alla domotica perché in caso di problemi potrebbe bloccarsi anche l’allarme con gravi rischi per la sua sicurezza”.

Almeno questo è quello che mi ha riferito più o meno il Committente (… il concetto è comunque chiaro).

Il Committente in questione, facendo finta di fare il curioso, ma essendo preparato alla situazione grazie ai consigli che gli ho dato, ha posto allora qualche domanda per “capire meglio” con la conclusione che l’impianto di allarme proposto da questa azienda:

  • non poteva essere collegato con il resto degli impianti già esistenti (illuminazione, motorizzazioni, musica, ecc…) o comunque da realizzare. Quindi se fosse scattato l’allarme, NON c’era la possibilità di far accendere o lampeggiare determinati circuiti luce, aprire (o chiudere) completamente tutte tapparelle ed accendere la musica a tutto volume per mettere in fuga i malviventi.
  • per comunicare con la centrale operativa di intervento era necessario acquistare una loro carta SIM con un abbonamento mensile in modo che loro avrebbero potuto monitorare ed avere la certezza che questa fosse sempre attiva e funzionante (rispetto ad una semplice ricaricabile, dal costo irrisorio, che con un minimo di investimento ha la garanzia di almeno 12 mesi di funzionamento).
  • volendo (con costi supplementari) per aumentare la sicurezza, oltre alla comunicazione via GSM, poteva essere configurata anche per inviare delle mail (sempre a loro) per avere un doppio riscontro.

Per andare incontro alle richieste del Committente, il referente aziendale ha proposto un’integrazione dell’impianto, o meglio della loro centrale, con dei moduli di ingresso ed uscita aggiuntivi per collegare direttamente le luci e motorizzazioni.

E qui, mi permetto di dire che è stata detta la prima cazzata. Sui relè già presenti a bordo delle centrali di allarme (o quelli sulle loro espansioni) non è possibile collegare direttamente “cose a 230V”, tanto meno circuiti luce o qualsiasi tipo di motorizzazione. Per poter comandare luci e tapparelle andrebbe inserito (possibilmente in un quadro elettrico o una scatola di derivazione protetta) un altro relè di potenza con conseguente aumento

  • dei costi,
  • dello spazio occupato
  • della possibilità di guasto dovuta al maggior numero di dispositivi presenti che dovrebbero svolgere quella singola funzione (ad esempio accendere la luce).

Per quanto riguarda la musica invece, la risposta è stata questa. “Mi spiace… non si può fare!”.

Alla fine, il Committente, scaltro come una faina, pone le sue osservazioni:

Quindi mi sta dicendo di non collegare la vostra centrale alla domotica perchè potrebbe bloccarsi, ma vuole far fare la domotica alla vostra centrale d’allarme, che tra l’altro non può comandare la musica o regolare la temperatura… e per migliorare le prestazioni ed avere una maggiore garanzia, invia ANCHE delle comunicazioni via mail, come fa già normalmente la domotica? Non mi è chiaro qualche passaggio, deve essermi sfuggito qualcosa…”

Nell’imbarazzo generale, “l’allarmista”, farfugliando frasi apparentemente senza un filo logico e restando sul più vago possibile, le uniche parole chiare e comprensibili che riusciva a dire erano cose del tipo “migliore”, “qualità” “servizio” ecc… come fanno tipicamente leader e politici che vogliono infiammare le folle per la loro gloria.

Dopo un classico “ci penso e le faccio sapere” il Committente mi ha ricontattato per raccontarmi il “simpatico accaduto” e per firmare con noi il contratto per la completa fornitura di progettazione, materiale, installazione e programmazione di tutti gli impianti, da quello domotico a quello di allarme scasso, mentre con la società di vigilanza ha stipulato solo l’accordo, come inizialmente richiesto, dell’intervento della pattuglia.

¿Me entiendes cuando hablo?

Una mattina, accendendo il telefono, trovo svariati messaggi di tentativi di chiamate da un numero sconosciuto. Subito dopo ecco un’altra chiamata in arrivo. Era la centrale operativa della società di vigilanza che mi chiamava perchè avendo ricevuto una segnalazione di allarme aveva inviato una pattuglia a controllare. Per fortuna era solo il gatto del vicino che era passato vicino ad un sensore esterno, ma gli agenti non riuscivano a resettare la memoria degli eventi ed inserire nuovamente le “zone” precedentemente attivate. Non essendoci nessuno (il Committente era all’estero), hanno avuto la brillante idea di chiamare il “domotico” per sbloccare la situazione con l’allarme.

Ovviamente ho fatto quanto richiesto, ma il vero problema è un altro. Avendo spiegato più volte, sia al responsabile tecnico in centrale che agli addetti della pattuglia, quindi a dei (presunti) specialisti, come inserire l’allarme totale o solo alcune zone, questi continuano puntualmente a chiamarmi ogni volta che scatta l’allarme.

Eppure ci sono Committenti “poco tecnologici” che sono in grado di farlo, come mai proprio loro non ce la fanno? E se avessero avuto un problema con la loro domotica?

Ma la storia non era mica che la domotica blocca l’allarme? O forse era il domotico “sblocca” anche l’allarme…

Case History #2

Un altro divertente episodio (purtroppo solo per me) è accaduto tempo fa con un altro Committente. questo cliente ha voluto acquistare “il pacchetto completo” da una società simile a quella di prima (ma non la stessa).

Loro utilizzavano prodotti di marchi leader nel settore delle sicurezza (moooolto conosciuti anche a livello internazionale) per offrire il miglior servizio ai loro clienti. Non so se lo fanno ancora, comunque io penso sia per il solo motivo di “spennare di più facoltosi clienti”, comunque….

Tutti sapevano che in questo grosso lavoro c’era la priorità della sicurezza e che il Committente voleva avere tutto integrato. La cosa era stata ribadita dal Committente stesso, più volte a tutti, in tutte le sedi in cui si sono svolte le riunioni fatte pre-inizio lavori. Ovviamente si sono presentati gli stessi problemi di “comunicazione”:

Altri fenomeni, stessi problemi!

  • La ditta di installazione (con tutte le figure responsabili di direttori, agenti, ecc…) non è stata in grado di fornirci i protocolli di comunicazione per integrare il sistema di allarme con la nostra domotica. Abbiamo dovuto chiamare direttamente la casa madre e parlare con qualcuno che ne capisse qualcosa prima di avere la documentazione “RISERVATISSIMA” (che poi è quella che danno a tutti gli installatori). Anche se sono passate intere settimane, questo sarebbe il minore dei mali. Non ho mai incontrato qualcuno che non facesse “facce buffe” quando gli si chiedevano i protocolli di comunicazione per integrare il “proprio prodotto” con la domotica… va beh!!
  • Per interfacciare la centrale era necessaria un’ulteriore interfaccia (costo in più) che ovviamente non era stata quotata dalla società. Risultato: Committente incazzato.
  • Le telecamere potevano essere viste solo in remoto dalla centrale operativa. Il problema è che il committente voleva vederle su tutte le TV ed i touch panel in giro per la proprietà. Questo mi sembra una cosa “abbastanza” banale e normale per una persona che realizza una “panic room” all’interno della propria casa. La società non è riuscita a risolvere la situazione e siamo dovuti intervenire noi. PS Oltretutto stiamo parlando di DVR e telecamere analogiche (di scarsa/media qualità), di cui il Committente, probabilmente tutt’oggi, dopo diversi anni, non ne è ancora a conoscenza. Trascuriamo la serietà della ditta…

E per concludere, la grande delusione!

  • A lavori ultimati, il Committente avrebbe voluto inserire l’allarme automaticamente (ad esempio ad una determinata ora o in una particolare condizione), indipendentemente dallo stato dell’allarme. Eventualmente anche disinserirlo, previa pressione di almeno un comando (senza fare il codice, ma garantendo un minimo di sicurezza). Questa cosa non era fattibile perchè il sistema commuta il suo stato una volta che è inserito il codice (sia manualmente che automaticamente tramite il sistema di supervisione). Mi spiego meglio:
    • se c’è un programma (o un’area, una zona chiamala come vuoi) inserito (quindi allarme attivo) ed inserisco il codice questo si DISINSERISCE
    • se non c’è nessun programma inserito (quindi allarme tutto disattivato) ed inserisco il codice, questo non INSERISCE niente finchè non viene premuto il numero relativo ad un programma. Questa cosa si poteva risolvere tranquillamente con il sistema di supervisione, ma il disinserimento automatico purtroppo proprio no.

Se non si può non si può… ma chi lo sapeva?

Te la spiego in modo più semplice facendo un paragone con l’illuminazione. Diciamo che in casa hai delle luci accese ed altre spente. Se vuoi accendere una luce spenta o tutte (attraverso tasti o la supervisione) è sufficiente inviare un comando di “ON/Accendi/1, ecc…” a quella luce oppure a tutte le luci. Se invece vuoi spegnerne una accesa, o tutte, il comando da inviare è un “OFF/Spegni/0, ecc…”. Se invece di ON o OFF, inviassi il comando “TOGGLE/Commuta/Inverti, ecc…” quelle spente si accenderebbero e quelle accese si spegnerebbero. Pensa che casino verrebbe fuori se uno si muove per casa e in quel caso parte l’allarme perchè hai acceso i volumetrici interni!!

Quindi, non essendo possibile anche questa cosa, il Committente si è incazzato ancora (e di più rispetto al solo costo dell’interfaccia). L’unica soluzione possibile era (ed è) quella di cambiare la centrale d’allarme con una più seria… meno conosciuta, ma nettamente più performante.

Attenzione che non parliamo di una centrale “sfigata” ma di una che fa le cose di design e che costa un sacco di soldi.

Nella botte piccola c’è il vino buono!

Noi invece ne usiamo una sfigatissima, nel senso che non la conosce quasi nessuno, ma ha un sacco di funzioni ed è gestibile al 100%. La realizza un’azienda che ho conosciuto oltre 10 anni fa. Lavorano con molta passione e  dedizione e sono sempre aggiornati sulla tecnologia. Sviluppano APP, servizi di accesso in cloud, ecc…

Ma sai qual’è la cosa bella? E’ che ad una delle ultime edizioni della fiera “Sicurezza” di Milano c’era anche il nostro fornitore (ovviamente con uno stand piccolissimo). Girando tra i vari “mega-stand” di aziende multinazionali, che hanno nomi importanti anche nel campo dell’automazione industriale e di altri impianti tecnologici,  ci si poteva accorgere che la loro “nuova super centrale strafighissima” non era nient’altro che quella del nostro fornitore in versione OEM.

Certo, c’era stampato il loro marchio, gli avevano rifatto la “carcassa” esterna più bellina, gli avevano aggiunto i loro sensori e tutto quello che vuoi, ma il cuore del sistema è proprio quella “sfigatissima” che ormai noi usiamo da un decennio…

Nella botte piccola c’è il vino buono. Ovvero solo nelle piccole aziende trovi il meglio. Per i grandi l’importante è fare i numeri!

Alla prossima

Fabio

FabioLeggenda #10 – Un mio amico mi ha detto…

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